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Consideriamo la legge 170 sulla corruzione tra privati

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E’ passata inosservata ai più, ma per l’importanza del tema è bene richiamare l’attenzione di tutti. In breve, in Gazzetta è stata pubblicata la L. n. 170 del 12 agosto 2016 (in vigore dal 16 settembre), altrimenti nota come “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2015”.

La novità più rilevante è contenuta nell’art. 19 della legge, il quale impegna il Governo, entro tre mesi dall’entrata in vigore, ad intervenire sul peculiare reato di corruzione tra privati, ad oggi previsto dall’art. 2635 del Codice civile e sulle sanzioni previste a carico dell’ente ai sensi del d.lgs 231/2001 (di cui l’art. 2635 è reato presupposto). L’art. 19, va detto, è precisamente ciò che dovrebbe consentire di recepire la decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio del 22 luglio 2003, in tema di contrasto alla corruzione nel settore privato. Come è stato correttamente evidenziato, la fattispecie tipizzata nel nostro Codice civile non recepisce ancora, del tutto, lo “spirito” della decisione quadro. La legge di delegazione darà in larga parte (ma non del tutto) una risposta.

 

Ecco cosa prevede, nel complesso:

 

  1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell’economia e delle finanze, un decreto legislativo recante le norme occorrenti per dare attuazione alla decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato, nel rispetto delle procedure e dei principi e criteri direttivi generali rispettivamente stabiliti dall’articolo 31, commi 2, 3, 5 e 9, e dall’articolo 32, comma 1, lettere a), e), f) e g), della legge 24 dicembre 2012, n. 234, nonché delle disposizioni previste dalla decisione quadro medesima, nelle parti in cui non richiedono uno specifico adattamento dell’ordinamento italiano, e sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi, realizzando il necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti:  
  2. a) prevedere, tenendo conto delle disposizioni incriminatrici già vigenti, che sia punito chiunque promette, offre o da’, per se’ o per altri, anche per interposta persona, denaro o altra utilità non dovuti a un soggetto che svolge funzioni dirigenziali o di controllo o che comunque presta attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive presso società o enti privati, affinché esso compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio;
  3. b) prevedere che sia altresì punito chiunque, nell’esercizio di funzioni dirigenziali o di controllo, ovvero nello svolgimento di un’attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, presso società o enti privati, sollecita o riceve, per se’ o per altri, anche per interposta persona, denaro o altra utilità non dovuti, ovvero ne accetta la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio;  
  4. c) prevedere la punibilità dell’istigazione alle condotte di cui alle lettere a) e b);
  5. d) prevedere che per il reato di corruzione tra privati siano applicate la pena della reclusione non inferiore nel minimo a sei mesi e non superiore nel massimo a tre anni nonché la pena accessoria dell’interdizione temporanea dall’esercizio dell’attività nei confronti di colui che esercita funzioni direttive o di controllo presso società o enti privati, ove già condannato per le condotte di cui alle lettere b) e c);
  6. e) prevedere la responsabilità delle persone giuridiche in relazione al reato di corruzione tra privati, punita con una sanzione pecuniaria non inferiore a duecento quote e non superiore a seicento quote nonché con l’applicazione delle sanzioni amministrative interdittive di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.
  7. Sullo schema del decreto legislativo di recepimento della decisione quadro di cui al comma 1 e’ acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica secondo le modalità e i termini di cui all’articolo 31, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234.
  8. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono alla sua attuazione con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.


Tra gli interventi maggiormente significativi e di immediata percezione:

  • Oltre alla dazione e alla promessa, verrà sanzionata anche l’offerta di denaro o altra utilità “non dovuti”;
  • Andranno sanzionate anche le condotte di istigazione attiva e passiva e saranno inoltre perseguiti gli intermediari;
  • Maggiori sanzioni anche nei confronti degli enti, se gli illeciti saranno commessi nei “loro interessi”: si aggravano le pene pecuniarie e vengono estese altre sanzioni interdittive. Nello specifico: interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi;

 

Permangono tuttavia degli interrogativi, soprattutto in relazione al contenuto difforme rispetto a quanto previsto dalla Decisione Quadro. In primo luogo stupisce come l’autore del reato dovrà sempre essere individuato in colui che eserciti funzioni dirigenziali o di controllo o svolga attività lavorativa con esercizio di funzioni direttive, non anche dunque in chi svolge attività lavorativa di qualsiasi tipo. Secondariamente, non si comprende se vi sia un criterio per intervenire sulla procedibilità del reato, ad oggi punibile a querela di parte (ad eccezione dell’ultimo comma).

Al netto dell’esito finale (che andrà scrupolosamente analizzato), non può comunque sfuggire come l’Italia abbia deciso di intervenire in fretta e furia per evitare l’ennesima procedura di infrazione che la Commissione europea stava – pare – concretamente valutando. Ancora una volta, dunque, in tema di corruzione è l’Europa a doverci mostrare la via. Non è assolutamente una novità, come del resto già accadde qualche anno fa con la l. 190/2012 (meglio nota come Legge Severino/riforma anti-corruzione), in larga parte sollecitata da organizzazioni internazionali come l’O.C.S.E. e soprattutto il G.R.E.C.O.